Lettera ad Hamas: lontani dal sentiero della resistenza
Dopo la salita al potere dei Fratelli Musulmani, Hamas è tornato all'ovile, abbandonando il suo ruolo di movimento di resistenza.
adminSito
martedì 27 agosto 2013 08:43

![]()
di
Ibrahim al-Amin - Al Akhbar*
Beirut, 27 agosto 2013, Nena News - Quando Hamas ha deciso di diventare
movimento di resistenza nella Palestina occupata, ha sentito la necessità di
distanziarsi dalla rete regionale dei Fratelli Musulmani, a cui apparteneva.
Non fu una decisione facile e il movimento fu soggetto a molte critiche da parte
della Fratellanza, senza la quale il partito islamista non sarebbe mai potuto
diventare un'efficace organizzazione di resistenza.
Ma quando i Fratelli Musulmani hanno vinto le elezioni in diversi Paesi della
regione - prima di tutto in Egitto - dopo lo scoppio delle primavere arabe, Hamas
ha deciso di tornare all'ovile, sperando di beneficiare dalla crescita della
Fratellanza nell'area. Per farlo, ha nella pratica adottato le priorità e le
alleanze del movimento islamista internazionale, il cui scopo era consolidare
il proprio potere nella regione.
Questo ha portato Hamas a riconsiderare le sue alleanze locali e regionali,
lasciando la Siria per il Qatar, causando una rottura con il suo principale
sostenitore militare e finanziario, l'Iran. Ma più pericoloso, il
riallineamento di Hamas ha alla fine condotto ad un'escalation di tensione con
Hezbollah e con l'asse della resistenza nel suo insieme.
In Siria, il movimento palestinese continua a insistere che i suoi combattenti
e sostenitori, impegnati negli scontri accanto alle opposizioni, lo fanno senza
il suo consenso. Eppure, i palestinesi pro-regime in Siria dicono il contrario:
molti sviluppi non ci sarebbero stati senza il coinvolgimento di Hamas.
In Libano, Hamas si è distinto negli anni per essere rimasto fuori dalle
infinite dispute interne, mantenendo un basso profilo anche quando si trattava
di attività di resistenza contro l'occupazione israeliana. Oggi, tuttavia, c'è
chi dentro Hamas e tra i suoi leader ha deciso di prendere posizione rispetto alla
crisi siriana, mettendo in discussione le discutibili attività contro la
resistenza in Libano.
Come è noto, ad esempio, c'era un palestinese di nome Ahmad Taha dietro
l'attacco missilistico contro Dahiyeh, alcuni mesi fa. È stato assistito da
molte persone, tra cui un membro di spicco di Hamas nel campo profughi di
Rashidiya, nel Sud del Libano, tale Aladdin Yassine. Quando l'intelligence
militare libanese ha fatto domande sulla cooperazione di Hamas, il movimento ha
fatto il nome di Taha, ma ha rifiutato di consegnare Yassine, affermando che
aveva lasciato il campo e non si sapeva dove fosse.
È difficile immaginare cosa Hamas sta pensando: non riesce a capire le
ripercussioni del trascinarsi in una simile situazione? Non sa che le sue
azioni potrebbero causare un'ulteriore rottura con Hezbollah, il principale
target dell'attacco a Dahiyeh, e con i sostenitori della resistenza, che non
hanno mai esitato a impegnarsi per la liberazione della Palestina, e con tutte
quelle forze che stanno combattendo fino alla fine?
Oggi c'è un serio dibattito aperto tra i ranghi di Hamas, con gran parte della
sua ala militare a Gaza che si oppone con forza a quello che la leadership fa
all'estero. È una discussione che dovrebbe dare i suoi frutti a breve,
nonostante rappresenti una minaccia per l'unità interna del movimento. Tutte le
giustificazioni, per cui ci sono priorità che vanno soddisfatte prima della
causa palestinese, sono la prova del declino di Hamas come movimento di
resistenza.
*Ibrahim al-Amin è direttore dell'agenzia di informazione Al-Akhbar
Traduzione a cura della redazione di Nena News
TRATTO DAL SITO INTERNET DELL’AGENZIA NENA NEW